MEMORY PLAYS

Memory Plays

Associazione Teatro di Buti

di Harold Pinter

SILENZIO (1969)
è un testo che ha a che fare con la memoria e con il passato o meglio con l’ossessione della memoria e le sue vertigini.
Qui i temi della memoria, della perdita della memoria, dell’amore e dell’assenza di amore, della solitudine, sono affrontati dai tre personaggi del dramma, ognuno chiuso in un proprio spazio, uniti solo dal paesaggio che li circonda e anche se hanno brevi incontri, essi sono in forma di epifania, evocati dai loro ricordi.
Il flusso della memoria nel quale sono quasi perduti i tre, ma che è quello che li mantiene in vita, riaffiora nella loro mente pur confondendosi, così mentre il ricordo si scolora e sbiadisce, le parole che dapprima con urgenza erano affiorate sulle loro labbra si riducono a poco a poco a una litania che viene ripetuta sempre più lontana, inutile e vuota tanto da portarli sull’orlo dell’afasia e del silenzio

VOCI DI FAMIGLIA (1981)
Dai territori della memoria che si va a perdere, si passa a un rapporto familiare tra un figlio e una madre ,lontani,in abitazioni diverse , dove il ricordo del padre morto e immanente scatena nostalgia e rancori e dove l’andar via dalla famiglia vuol dire essere in balia di una umanità che nel rapporto di conoscenza nasconde tentativi di sopraffazione e corruzione e dove la solitudine e’ la compagna che alimenta improvvisi slanci di odio e di amore insieme a momenti di abbandono: affinità elettive con irruzioni del tragico in un contesto del tutto ordinario.

NOTTE (1969)
“Qui due persone a un tavolo davanti a un pasto consumato così com’è la loro vita, tentano di ricostruire e di riportare alla luce il loro primo incontro.
La memoria di quel breve momento fra silenzi e e pause faticosamente si ricompone e ci restituisce con pudore e ironias il legame forte fra un uomo e una donna fatto anche di amore.
Qui la visione del passato non è un abisso da nascondere e questo è abbastanza insolito per Pinter che solitamente è un analista spietato dei rapporti di famiglia e testimone impietosodella loro dissoluzione.
E’ un testo breve , quasi un intermezzo, e come tale sarà tra “Silenzio” e “Voci di famiglia”.

“I miei personaggi mi dicono quel tanto che basta per farmi capire quali esperienze hanno vissute, quali sono le loro aspirazioni, qual’è la loro storia, tra la mancanza di dati e l’ambiguità di ciò che dicono vi è un territorio che non solo vale la pena, ma che non si può fare a meno di esplorare.
I personaggi prendono forma su una pagina, il più delle volte è una forma quasi inespressiva perchè si concedono pocchissimo e sono inattendibili, vaghi, evasivi, contrastanti, maldisposti. Ma è solo grazie a queste caratteristiche che nasce un linguaggio, il linguaggio che nasconde ciò che non viene detto”
Harold Pinter

Crediti:

regia Dario Marconcini

con Emanuele Carucci Viterbi, Dario Marconcini, Giovanna Daddi

Scene, luci e foto: Riccardo Gargiulo, Maria Cristina Fresia e Paolo Foti